
XIII^ LEGISLATURA
COMMISSIONE
CONTRO IL FENOMENO
DELLA
'NDRANGHETA, DELLA CORRUZIONE
E
DELL'ILLEGALITÀ DIFFUSA
N. 5
RESOCONTO
SOMMARIO
_________
SEDUTA DI
martedì 21 luglio 2026
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE MARCO POLIMENI
Inizio lavori h. 15,44
Fine lavori h. 16,50
INDICE
PRESIDENTE, *, *, *
BRUNO Vincenzo (Tridico
Presidente)
DE CAPRIO Antonio (Forza Italia)
IIRITI Daniela (Fratelli d’Italia), *
MONTUORO
Antonio, assessore con delega legalità, sicurezza e
valorizzazione dei beni confiscati
SETTE Antonella, dirigente Settore
legalità e sicurezza, valorizzazione beni confiscati, *, *
Presidenza del presidente Marco
Polimeni
La seduta inizia alle 15,44
Approvato
il verbale della seduta precedente, dà avvio ai lavori della Commissione.
Riferita, preliminarmente, la presenza, oltre che dell’assessore Montuoro, della dirigente del Dipartimento legalità, sicurezza e valorizzazione dei beni confiscati, precisa che si è stabilito di prevedere inizialmente gli interventi dei consiglieri, riservando, successivamente, all’assessore l’approfondimento sulle attività attualmente in corso sul tema dei beni confiscati, che necessitano, a suo avviso, di strategie condivise.
Evidenziato che la delega dell’assessore Montuoro
si fonda su tre pilastri fondamentali, quali legalità, sicurezza e
valorizzazione dei beni confiscati, rileva come quest’ultimo in particolare rappresenti
oggi un importante banco di prova per le Istituzioni regionali.
Sottolineato che la Commissione sta affrontando tale materia come una delle principali sfide della legislatura, riconosce l’impegno profuso dal presidente Occhiuto e dal Dipartimento competente attraverso le numerose attività già avviate.
Evidenziata l’attuazione del Piano regionale, precisa che sono previsti investimenti superiori a 40 milioni di euro fino al 2027 e che l’utilizzo e la valorizzazione dei beni sottratti alla criminalità organizzata costituiscono una priorità strategica per la Regione.
Ravvisata la necessità di affrontare le criticità che ancora impediscono il pieno utilizzo dei beni confiscati, puntualizza che, considerata la delicatezza della materia, l’attività della Commissione è improntata alla condivisione e al superamento delle contrapposizioni ideologiche, al fine di individuare soluzioni comuni nell’esclusivo interesse della collettività.
Ritenuto che solo attraverso la coesione istituzionale sia possibile conseguire risultati concreti, precisa che ogni bene restituito alla comunità rappresenta un simbolo tangibile della vittoria dello Stato sulla criminalità organizzata.
Ricordata, in particolare, l’audizione nella precedente seduta della Commissione di un testimone di giustizia, quale straordinario esempio di contrasto al racket, sottolinea la necessità di focalizzare l’attenzione sulla proposta di destinare parte dei beni confiscati alle vittime della mafia, pur riconoscendo che tale materia non rientra direttamente nelle competenze legislative regionali.
Precisato che il tema merita una riflessione politica approfondita, evidenzia l’opportunità di promuovere un atto di indirizzo rivolto alla Commissione parlamentare antimafia e al Parlamento affinché valutino un intervento normativo in tal senso.
Riferita, poi, l’interlocuzione avviata con la Presidente della Commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo, in occasione dell’incontro svolto a Limbadi, rileva la condivisione dell’interesse sull’argomento.
Riferite, poi, le numerose problematiche emerse nel corso delle audizioni relativamente alla gestione dei beni confiscati che, in molti casi, rischiano di trasformarsi in un costo anziché in una risorsa, sottolinea l’evidente necessità di intervenire sotto il profilo amministrativo, riferendo che sarà elaborata una proposta condivisa con l’Ordine degli Architetti per contribuire a superare le criticità riscontrate.
Sottolineata, infine, la collaborazione instaurata con l’Agenzia nazionale per i beni confiscati, evidenzia la necessità di accelerare i processi di recupero e valorizzazione al fine di rendere pienamente fruibili i beni restituiti alla collettività.
Ringraziati l’assessore e la dirigente del Dipartimento per la presenza alla seduta odierna, attesa l’importanza della problematica in discussione, condivide l’impostazione data dal Presidente, ritenendo la tematica dell’uso dei beni confiscati fondamentale nella lotta alle mafie.
Ricordata la legge Rognoni-La Torre che ha segnato un cambio di impostazione nella lotta alle mafie attraverso la confisca dei beni, prodotto del raggiro e dell’azione di sopraffazione delle organizzazioni criminali, sottolinea la necessità di compiere un’azione di sensibilizzazione, soprattutto nei piccoli Comuni, dove la convivenza con i poteri criminali spesso impedisce, di fatto, le azioni di contrasto.
Condivisa la necessità di affrontare la problematica dei beni confiscati, ma non assegnati o, comunque, non destinati, ribadisce la necessità di supportare i Comuni in tale azione, ritenendo necessario non lasciare margini idonei alle infiltrazioni criminali.
Ritenuto corretto l’indirizzo dato dal Presidente ai lavori della Commissione, ricorda la problematica atavica dello sgombero del campo rom di Scordovillo, rilevando il mancato coinvolgimento dei sindaci ed evidenziando la possibilità di utilizzo di immobili confiscati per assicurare la permanenza nel territorio lametino.
Ribadita, infine, la necessità di coesione nell’affrontare la problematica, rileva il segnale positivo dell’azione del Governo regionale, confermando la piena disponibilità in tal senso, evidenziando la necessità di non dimenticare episodi come la strage di Via D’Amelio e l’uccisione del Giudice Scopelliti.
Condivisa l’impostazione secondo cui l’attività della Commissione debba svolgersi al di fuori di contrapposizioni politiche, evidenzia la lungimiranza dell’azione del presidente Occhiuto, che ha attribuito una specifica delega alla materia dei beni confiscati, quale riconoscimento della sua centralità strategica.
Espresso, altresì, apprezzamento per l’operato dell’assessore Montuoro e per i concreti risultati conseguiti, ritenuti più incisivi rispetto al passato, reputa che la questione dei beni confiscati non possa essere considerata esclusivamente sotto il profilo patrimoniale, ma che assuma un rilevante valore sociale e simbolico, rappresentando una concreta risposta dello Stato alla criminalità organizzata.
Condivisa la necessità di mantenere alta l’attenzione sul tema, richiamando quanto evidenziato dal consigliere Bruno, sottolinea l’esigenza di adottare azioni efficaci affinché il percorso di recupero e valorizzazione dei beni non risulti sterile; al riguardo, ricorda gli interventi regionali di rigenerazione urbana che hanno portato alla demolizione di immobili non sanabili, quale chiara manifestazione della presenza e della forza dello Stato sul territorio.
Rilevati i risultati positivi già conseguiti, riferisce, in particolare, che 3.164 beni sono stati trasferiti alla collettività e destinati a finalità pubbliche, ospitando presìdi di legalità e servizi di interesse generale.
Condivise le considerazioni espresse dal Presidente e dai colleghi, evidenzia la distinzione tra la destinazione dei beni confiscati, restituiti alla collettività, e quella delle somme confiscate, che confluiscono, invece, nel Fondo Unico Giustizia (FUG) e sono utilizzate per il finanziamento delle attività connesse al funzionamento della giustizia.
Richiama, quindi, la proposta avanzata nella precedente legislatura, nel periodo dell’emergenza Covid-19, in qualità di Presidente della Commissione, volta all’attribuzione di una quota delle somme confiscate, al fine di destinarle al rafforzamento del sistema sanitario, che non ha avuto esito positivo.
Sottolineata l’attualità del tema, auspica la possibilità di prevedere, anche per il futuro, l’utilizzo di una parte delle risorse confiscate per il finanziamento di interventi a beneficio delle comunità locali.
Ribadita tale esigenza, invita il Presidente della Commissione e l’assessore competente a farsi portavoce dell’iniziativa presso le sedi istituzionali nazionali.
Ricordato il
ruolo di segretario della Commissione ricoperto nella precedente legislatura,
illustra le attività realizzate dalla Regione nell’ambito delle politiche per
la legalità e la valorizzazione dei beni confiscati.
Richiama,
quindi, la deliberazione della Giunta regionale n. 682 del 2023, adottata per
superare le criticità che, negli anni, hanno ostacolato il riutilizzo dei beni
confiscati a causa della complessità delle procedure amministrative ed evidenzia
che il nuovo indirizzo strategico è stato costruito attraverso il
coinvolgimento degli enti locali, mediante avvisi pubblici e manifestazioni di
interesse, in stretta collaborazione con l’Agenzia nazionale per
l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati e con il
Ministero dell’Interno, con i quali è stato rinnovato il Protocollo d’intesa
finalizzato a rafforzare il supporto tecnico-amministrativo ai territori.
Sottolineata
l’entità delle risorse programmate dalla Regione, destinate a promuovere
modelli di inclusione sociale, sostegno alle fragilità e rafforzamento dei
presìdi di legalità, evidenzia, tuttavia, le difficoltà incontrate dagli Enti
del Terzo settore nella gestione dei beni confiscati, spesso prive delle
necessarie capacità economiche e organizzative.
Riferisce, ancora,
che gli interventi regionali si articolano in due principali linee di azione:
la prima, pari a circa 17 milioni di euro, destinata alla riqualificazione
degli immobili confiscati e alla demolizione di manufatti irrecuperabili; la
seconda, superiore a 18 milioni di euro nell’ambito del Programma Calabria
2021-2027, rivolta al sostegno degli enti e delle associazioni assegnatarie
attraverso contributi concessi nei primi tre anni di attività, al fine di
favorirne la progressiva autosufficienza gestionale. Evidenzia, pertanto, come
la strategia regionale persegua non solo il recupero degli immobili, ma anche
la sostenibilità nel tempo delle attività realizzate al loro interno.
Dà quindi conto
delle ulteriori iniziative promosse dalla Giunta regionale a favore della
legalità, tra cui gli interventi destinati ai presìdi delle Forze dell’ordine e
alle strutture ospitanti servizi di sicurezza pubblica, mediante un programma
che interessa numerose caserme dell’Arma dei Carabinieri e immobili della
Polizia di Stato, nonché il sostegno alle associazioni antiracket e antiusura,
la realizzazione di strumenti informativi dedicati e l’attivazione di un bando
rivolto ai Comuni per il potenziamento dei sistemi di videosorveglianza.
Richiama,
inoltre, le iniziative rivolte al mondo scolastico e agli organismi di
composizione della crisi, volte a diffondere la cultura della legalità e della
prevenzione.
Espressa, poi,
piena disponibilità a collaborare a eventuali iniziative finalizzate alla
modifica della normativa nazionale, propone una riflessione condivisa sulla
revisione della legge regionale n. 9, al fine di renderla maggiormente efficace
e coerente con l’evoluzione delle politiche regionali di settore.
Con riferimento
alla situazione di Scordovillo, informa che alcune
famiglie sono già state ricollocate in beni confiscati e che è in corso un
percorso volto al superamento di una problematica storica del territorio.
Infine,
dichiara la sua disponibilità a promuovere iniziative condivise sul Fondo unico
giustizia (FUG) e ad assicurare un costante aggiornamento della Commissione
sulle attività svolte, nell’ottica di rafforzare la collaborazione
istituzionale tra Assessorato e Commissione consiliare.
Ringraziato
l’Assessore per la disponibilità dimostrata, che giudica concreta e costante,
manifesta l’intenzione della Commissione di avviare un percorso condiviso su
alcune tematiche ritenute prioritarie: la revisione della legge regionale n. 9,
a partire da una proposta elaborata dagli uffici competenti; l’attivazione di
iniziative istituzionali sul Fondo unico di giustizia, volte a sensibilizzare
gli organismi sovraordinati; la promozione di una proposta finalizzata a
consentire la destinazione dei beni confiscati anche ai testimoni di giustizia
e alle vittime di mafia.
Sottolinea,
pertanto, l’opportunità di coinvolgere altri organismi regionali impegnati
sulle medesime materie, al fine di rafforzare il peso delle iniziative da
rappresentare a livello nazionale e richiama inoltre l’importanza del bando a
sostegno delle associazioni antiracket e antiusura, evidenziando la volontà
delle realtà associative di instaurare un rapporto di collaborazione stabile
con la Regione.
Espresso
apprezzamento per gli interventi di sostegno ai soggetti assegnatari dei beni
confiscati, osserva come le difficoltà gestionali e finanziarie spesso
impediscano una piena valorizzazione degli immobili, con il rischio di
vanificare il significato sociale del loro riutilizzo. Consegna quindi agli
atti della Commissione una relazione tecnica sulle criticità amministrative e
burocratiche che frequentemente interessano i beni confiscati, con particolare
riferimento agli abusi edilizi, agli usi civici e alle condizioni di degrado
degli immobili.
Evidenziando come
tali problematiche pongano spesso gli enti locali di fronte a scelte complesse,
invita a valutare possibili soluzioni che consentano, nel rispetto della
normativa vigente, una gestione più efficace dei singoli casi, al fine di
favorire il recupero e la rifunzionalizzazione dei beni. Infine, ricorda il
contributo offerto dall’Ordine degli Architetti di Catanzaro e preannuncia la
presentazione di ulteriori proposte di approfondimento sul tema.
Evidenziando come la Calabria stia progressivamente
superando le criticità che in passato hanno limitato l’efficacia degli
interventi, sottolinea il ruolo strategico della Strategia regionale e del
Piano di settore, che consentono di coniugare il recupero infrastrutturale
degli immobili con il successivo sostegno alla loro gestione da parte degli
enti del Terzo settore individuati dai Comuni attraverso procedure di evidenza
pubblica.
Si sofferma quindi sul percorso di assegnazione e
valorizzazione dei beni confiscati, evidenziando il contributo dei nuclei di
supporto operanti presso le Prefetture e il costante coinvolgimento dei Comuni
nella fase preliminare all’assegnazione degli immobili, al fine di individuare
e affrontare tempestivamente le eventuali criticità tecniche e amministrative.
Rilevato che l’evoluzione della normativa antimafia
abbia introdotto strumenti idonei a semplificare la gestione delle
problematiche urbanistiche, consentendo la regolarizzazione dei piccoli abusi
attraverso procedure specifiche connesse alla destinazione pubblica dei beni,
evidenzia che, nei casi in cui la regolarizzazione non sia possibile, la
demolizione rappresenta una soluzione di valorizzazione pienamente riconosciuta
dalla normativa vigente e già applicata in diversi interventi finanziati sul
territorio regionale.
Ringrazia la dirigente per il contributo fornito e,
richiamando gli esempi illustrati nel corso della discussione, chiede ulteriori
chiarimenti in merito alle modalità di destinazione dei beni confiscati quando
l’utilizzo finale non sia direttamente riferibile a finalità collettive, ma a
esigenze di sostegno a singoli soggetti, quali imprenditori vittime di racket o
di mafia.
Richiama, in particolare, esperienze già realizzate
da alcuni enti locali e chiede se, anche in tali ipotesi, trovino applicazione
gli strumenti di semplificazione e le soluzioni operative illustrate con
riferimento agli immobili destinati a finalità pubbliche. Invita quindi a
valutare se un eventuale intervento normativo della Commissione possa risultare
utile ad agevolare tali processi, evidenziando l’esigenza di orientare l’azione
legislativa verso soluzioni concrete ed efficaci.
Sottolinea, infine, che l’obiettivo della
Commissione è contribuire in modo costruttivo alla valorizzazione dei beni
confiscati e al sostegno delle vittime della criminalità organizzata, chiedendo
una valutazione tecnica sulla praticabilità e sull’utilità delle possibili
modifiche legislative prospettate.
Evidenziata l’esistenza di una lacuna normativa
nell’articolo 48 del Codice antimafia, che individua i soggetti destinatari dei
beni confiscati senza includere le vittime di racket e di mafia, ritiene
opportuno un intervento legislativo che consenta di colmare tale vuoto,
favorendo forme di assegnazione in loro favore.
Richiamando, inoltre, le recenti evoluzioni della
normativa, che consentono ai Comuni di concedere in locazione beni confiscati
anche per attività a scopo di lucro, a condizione che i relativi proventi siano
reinvestiti per finalità sociali o per interventi di manutenzione straordinaria
degli immobili, osserva che tale possibilità rappresenta uno strumento utile
per sostenere la gestione e la valorizzazione del patrimonio confiscato.
Sottolinea tuttavia che la questione delle vittime
di racket e dei testimoni di giustizia richiede una risposta normativa
specifica, richiamando le difficoltà più volte rappresentate dagli stessi
interessati nel percorso di reinserimento sociale ed economico. Evidenzia,
pertanto, come l’impossibilità di accedere ai beni confiscati rischi di
aggravare condizioni di isolamento e fragilità già determinate dalla scelta di
denunciare la criminalità organizzata e giudica necessario un intervento
legislativo che riconosca e valorizzi concretamente il ruolo delle vittime e
dei testimoni di giustizia, evitando che il loro percorso di tutela e rilancio
possa tradursi in una sostanziale penalizzazione e in una sconfitta per le
istituzioni.
Osserva che la
criticità emersa nel corso della recente audizione di un testimone di giustizia
conferma l’esistenza di un vuoto normativo che impedisce di individuare
soluzioni adeguate a favore delle vittime di racket e di mafia. Prospetta,
pertanto, la possibilità di valutare forme di ristoro attraverso l’assegnazione
di beni confiscati, ipotizzando un meccanismo di compensazione parametrato al
danno subito.
Rileva che,
diversamente da quanto avviene per gli enti pubblici, per i quali risulta
agevole destinare i proventi derivanti dalla locazione a finalità sociali, la
questione presenta maggiori complessità con riferimento ai privati. Sottolinea,
pertanto, la necessità di approfondire possibili soluzioni normative che
consentano di conciliare le finalità pubbliche del riutilizzo dei beni
confiscati con l’esigenza di offrire un effettivo sostegno alle vittime della
criminalità organizzata.
Precisa che la
possibilità di concedere in locazione i beni confiscati per attività a scopo di
lucro riguarda anche i soggetti privati e non esclusivamente gli enti pubblici
purché rientranti nelle finalità previste dalla normativa. Chiarisce, inoltre,
che tale facoltà non incide sul regime proprietario del bene, che, una volta
trasferito, entra a far parte del patrimonio indisponibile dell’ente
destinatario e, in quanto tale, non può essere alienato.
Evidenzia, poi,
che l’attuale disciplina prevede la valorizzazione degli immobili attraverso
finalità sociali o istituzionali e consente, altresì, l’utilizzo per attività
economiche, subordinando però tale possibilità all’obbligo di reimpiegare i
relativi proventi per finalità sociali o per interventi di manutenzione e
recupero del patrimonio confiscato.
Sottolinea infine
che eventuali soluzioni volte a consentire forme diverse di destinazione dei
beni richiederebbero necessariamente una modifica della normativa statale di
riferimento, in quanto i vincoli attualmente previsti discendono direttamente
dalle disposizioni del Codice antimafia.
Esaurito l’ordine
del giorno, toglie la seduta.
La seduta termina
alle 16,50
La funzionaria IEQ
Dott.ssa Giada Katia
Helen Romeo